
Ci sono giornate che rimangono nella memoria di una città non soltanto per ciò che accadde, ma per il significato che, con il passare degli anni, hanno finito per assumere.
Per Livorno, una di queste giornate è certamente il 19 marzo 1982, quando Giovanni Paolo II° giunse in visita pastorale nella diocesi.
Era un venerdì, giorno della festa di San Giuseppe, e il viaggio del Papa si inseriva in una stagione particolarmente intensa del suo pontificato. Eletto poco più di tre anni prima, il pontefice polacco aveva fatto della vicinanza alle persone, alle comunità e ai luoghi del lavoro uno dei tratti più riconoscibili del proprio ministero.
Livorno, in quegli anni, era una città profondamente legata al porto, all’industria e al lavoro operaio.
Era una realtà urbana dalle forti tradizioni civili e sociali, ma non immune dalle difficoltà che caratterizzavano l’Italia dei primi anni Ottanta: la crisi economica, la disoccupazione e le inquietudini di una società attraversata da profondi cambiamenti.
Ed è proprio a questa Livorno concreta, con le sue speranze e le sue difficoltà, che Giovanni Paolo II° volle rivolgersi.
La visita ebbe uno dei suoi momenti più intensi al Santuario di Montenero, luogo simbolo della devozione mariana toscana.
Il Papa vi salì come pellegrino, rendendo omaggio alla Madonna di Montenero e incontrando sacerdoti, religiosi e religiose della diocesi.
Il suo discorso assunse così il carattere di una riflessione sul cammino dell’uomo e della Chiesa.
Giovanni Paolo II° definì il santuario una sorta di punto di sosta lungo il viaggio della vita, un luogo nel quale ritrovare forza e sicurezza per riprendere il cammino.
Un altro momento caratteristico della giornata fu infatti l’incontro con i lavoratori dello stabilimento Solvay di Rosignano.
La scelta non fu casuale.
La visita cadeva nella festa di San Giuseppe, tradizionalmente associato al lavoro e alla figura dell’artigiano.
Il Papa parlò della dignità del lavoro come parte integrante della dignità dell’uomo.
Non si trattava soltanto di difendere il diritto ad avere un’occupazione, ma di riconoscere nel lavoro una componente fondamentale della persona e della sua possibilità di costruire il futuro della propria famiglia e della società.
Quella scelta contribuì a dare alla visita un carattere profondamente livornese. Giovanni Paolo II° non volle limitarsi agli incontri istituzionali o religiosi: volle entrare in contatto con una delle realtà che più rappresentavano il territorio, ascoltando il mondo operaio nel suo stesso ambiente.
Anche a Rosignano, nel suo incontro con il sindaco e la cittadinanza, il Papa sottolineò il valore della festa di San Giuseppe e il legame tra la figura del santo e il mondo del lavoro.
Il cuore della visita fu la celebrazione della Santa Messa in Piazza della Repubblica per il popolo livornese, nella festa di San Giuseppe.
Davanti alla comunità cittadina, Giovanni Paolo II° tornò a riflettere sulla figura del santo come uomo del lavoro. Giuseppe, osservava il Papa, era stato l’uomo che aveva insegnato a Gesù il mestiere e che aveva collegato, in modo unico, la vita del Figlio di Dio alla realtà del lavoro umano.
Gabriele Vietina.






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