
Mussolini, irritato dai successi militari di Adolf Hitler in Europa e desideroso di ottenere una vittoria autonoma che accrescesse il peso dell’Italia all’interno dell’Asse, maturò nell’autunno del 1940 la decisione di attaccare la Grecia
La convinzione diffusa negli ambienti fascisti era che l’esercito greco fosse debole e incapace di opporre una resistenza significativa. Questa valutazione si rivelò gravemente errata.
Il 28 ottobre 1940 l’Italia presentò al governo greco un ultimatum che chiedeva il libero accesso delle truppe italiane a punti strategici del paese.
Il primo ministro greco, Ioannis Metaxas, rifiutò le richieste italiane con il celebre “Óchi” (“No”), divenuto simbolo della resistenza greca.
Nello stesso giorno le forze italiane stanziate in Albania attraversarono il confine greco.
L’offensiva era guidata principalmente dalle armate del Generale Sebastiano Visconti Prasca, convinto che la campagna si sarebbe conclusa in poche settimane.
La realtà del terreno si rivelò immediatamente ostile.
Le montagne dell’Epiro, le pessime condizioni meteorologiche e la scarsità delle infrastrutture rallentarono pesantemente l’avanzata italiana.
Le truppe disponevano di equipaggiamenti spesso inadatti alla guerra invernale e soffrivano di gravi carenze nei rifornimenti.
Contrariamente alle aspettative italiane, l’esercito greco reagì con notevole efficacia.
Nel novembre 1940 i greci passarono alla controffensiva, costringendo gli italiani a ripiegare in Albania.
Diverse città albanesi, tra cui Corizza e Argirocastro, caddero in mano greca.
Le difficoltà italiane derivavano non solo dal valore della resistenza greca, ma anche da problemi strutturali del Regio Esercito.
Nel marzo 1941 Mussolini tentò di ribaltare la situazione con una nuova grande offensiva, nota come “offensiva di primavera”.
L’attacco però produsse risultati minimi
Le difese greche resistettero e le perdite italiane aumentarono ulteriormente.
A quel punto apparve evidente che l’Italia non sarebbe stata in grado di vincere autonomamente la guerra contro la Grecia.
La situazione strategica preoccupava profondamente Adolf Hitler. Berlino temeva che la presenza britannica in Grecia potesse minacciare i Balcani e i pozzi petroliferi romeni, fondamentali per lo sforzo bellico tedesco.
Nell’aprile del 1941 la Germania lanciò l’operazione “Marita”, invadendo la Jugoslavia e la Grecia.
Le forze tedesche, dotate di superiorità meccanizzata e aerea, travolsero rapidamente le difese elleniche.
L’esercito greco, già logorato dai mesi di guerra contro l’Italia, non riuscì a sostenere l’urto.
Atene cadde il 27 aprile 1941.
La Grecia fu quindi occupata e spartita tra Germania, Italia e Bulgaria.
Il fondo mostra scatti che ritraggono equipaggiamenti e veicoli militari come radio, Fiat 508CM, Autoblindo AB 41 e cannoni d’artiglieria 105/28.
Vengono anche mostrati foto di militari italiani sull’ Acropoli di Atene, negli accampamenti o in movimento su mezzi come camion e treni. Non mancano anche foto più ricreative come alcuni scatti che raffigurano una partita di calcio da truppe italiane e momenti dedicati alla cura dell’aspetto come taglio dei capelli e della barba.
Gabriele Vietina.






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