
Il Battaglione Alpini “Saluzzo”, appartenente al 2° Reggimento Alpini, rappresenta una delle formazioni più emblematiche della storia della 4ª Divisione Alpina “Cuneense”.
Le origini del reparto sono più antiche della stessa Cuneense. Il 2° Reggimento Alpini fu costituito nel 1882 e, nel corso della riorganizzazione dei battaglioni alpini, il nome “Saluzzo” venne assunto da uno dei suoi reparti. Nel 1935 il reggimento entrò stabilmente nell’organico della Divisione Alpina Cuneense, insieme al 1° Reggimento Alpini e al 4° Reggimento Artiglieria Alpina.
Prima della campagna di Russia, il “Saluzzo” aveva già conosciuto l’esperienza bellica in Africa Orientale, sul fronte occidentale nel 1940 e successivamente nei Balcani.
Nell’estate del 1942 la Divisione Cuneense venne destinata al fronte orientale.
A partire dal 26 luglio ebbe inizio il trasferimento ferroviario dall’Italia verso l’Unione Sovietica: furono necessari complessivamente 52 convogli per trasportare la divisione, composta da circa 17.460 uomini, verso il teatro operativo russo.
Il Battaglione “Saluzzo” partì da Borgo San Dalmazzo il 5 agosto 1942. Il viaggio lo portò attraverso il Nord Italia, l’Austria, la Germania e la Polonia, fino all’Ucraina. Il 19 agosto il reparto raggiunse Izjum, dopo un percorso di circa 3.500 chilometri.
Inizialmente destinata al Caucaso, la Cuneense venne invece dirottata verso il Don, dove avrebbe assunto un settore del fronte.
Accanto ai battaglioni destinati al combattimento viaggiava però anche quella componente dell’organizzazione alpina che raramente compare nelle fotografie e nei racconti della prima linea, ma senza la quale nessun reparto avrebbe potuto mantenersi operativo: le salmerie.
Nella guerra alpina il mulo rappresentava infatti uno strumento indispensabile.
Dove gli automezzi non potevano arrivare, erano gli animali da soma a trasportare munizioni, viveri, materiali e tutto ciò che occorreva alla vita quotidiana dei reparti.
I salmerieri dovevano condurre gli animali, provvedere alla loro alimentazione e cura, caricare e scaricare i basti e mantenere in movimento una catena di rifornimento che collegava le retrovie alle posizioni avanzate.
Anche il 2° Reggimento Alpini disponeva di proprie strutture di salmeria. Durante la campagna di Russia è documentata la presenza della 22ª Sezione Salmerie reggimentali del 2° Reggimento Alpini, mentre nell’organizzazione della Cuneense operavano anche reparti e sezioni di salmerie destinati al sostegno dei battaglioni.
Giunta sul fronte, la Cuneense si trovò inserita nel dispositivo italiano schierato lungo il Don.
Il Battaglione “Saluzzo” occupava una posizione particolarmente delicata, all’estremità destra dello schieramento della divisione, in prossimità del Kalitva, affluente del Don.
L’autunno lasciò progressivamente spazio al rigore dell’inverno russo. Gli Alpini dovettero trasformare le proprie posizioni in un sistema difensivo capace di resistere alle condizioni climatiche e agli attacchi nemici.
Secondo la documentazione dedicata al reparto, in circa venti giorni il “Saluzzo” realizzò numerose postazioni, ricoveri, camminamenti, reticolati e opere anticarro.
Anche in questa fase il lavoro delle salmerie assunse un’importanza fondamentale.
Ogni opera difensiva richiedeva materiali e strumenti; ogni soldato aveva bisogno quotidianamente di viveri, combustibile, munizioni e vestiario.
In un ambiente nel quale il trasporto motorizzato era fortemente limitato dalle condizioni del terreno e dal clima, il mulo continuava a rappresentare uno dei mezzi più affidabili per mantenere il collegamento tra le posizioni e le retrovie.
Nel dicembre 1942 l’Armata Rossa iniziò la grande offensiva che avrebbe progressivamente sconvolto lo schieramento dell’Asse sul medio Don.
Il 23 dicembre il “Saluzzo” fu investito da un violento attacco nel proprio settore. Gli scontri furono particolarmente duri e si arrivò al combattimento ravvicinato.
Nel gennaio 1943 la situazione divenne insostenibile. Le forze sovietiche avevano sfondato in più punti e il rischio di accerchiamento delle divisioni italiane era ormai concreto.
Il 17 gennaio 1943 giunse infine l’ordine di ripiegamento della Cuneense.
Il “Saluzzo” iniziò la ritirata nel tardo pomeriggio, con temperature che raggiungevano i –35 °C.
La colonna della Cuneense avanzò attraverso località ormai entrate nella memoria della storia alpina: Topilo, Annovka, Popowka e infine Nowo Postojalowka.
Nella zona di Nowo Postojalowka, le colonne della Cuneense si trovarono di fronte a forze sovietiche dotate di una netta superiorità di uomini, artiglieria e mezzi corazzati.
La via della ritirata era sbarrata.
Alle ore 15 del 20 gennaio 1943 circa, gli Alpini del “Saluzzo” e del Battaglione “Borgo San Dalmazzo” attaccarono nel tentativo di aprire un varco.
La situazione era disperata: gli uomini erano già provati da settimane di combattimenti e marce, mentre davanti a loro si trovavano anche carri armati sovietici T-34.
Il combattimento fu devastante. Le compagnie del “Saluzzo” subirono perdite gravissime.
La 21ª Compagnia, già duramente impegnata nei giorni precedenti, fu praticamente annientata; anche la 22ª e la compagnia comando subirono perdite terribili.
Nel caos della battaglia e della successiva ritirata, la distinzione tra prima linea e retrovia finì quasi per scomparire.
Le salmerie, come il resto della colonna, furono coinvolte nella disgregazione dello schieramento, animali, carichi e uomini vennero dispersi; parte dei materiali dovette essere abbandonata.
Alla fine del combattimento il battaglione risultò distrutto come formazione organica e soltanto poche centinaia di uomini riuscirono a sopravvivere e a proseguire la ritirata.
La Cuneense, ormai ridotta a ciò che rimaneva dei suoi reparti, continuò comunque a muoversi verso occidente.
Il 20 gennaio 1943, a Nowo Postojalowka, il Battaglione “Saluzzo” cessò di fatto di esistere come reparto combattente.
Il destino del “Saluzzo” è quindi inseparabile da quello della Divisione
Cuneense: una divisione nata nelle montagne piemontesi, partita verso la Russia nell’estate del 1942 e quasi interamente consumata durante la ritirata dell’inverno successivo.
Il fondo contiene scatti che mostrano la fanfara del 2° reggimento Alpini battaglione Saluzzo (Anno 1934), militari alle prese con un dispositivo radio, alpini con mortaio 81 mod. 35 del 2° Reparto Salmerie, Alpini della compagnia comando del battaglione Saluzzo (uno scatto mostra un Alpino con il suo fedele mulo) datata 1941-1942 prima della partenza per il Fronte del Don e Alpini, sempre del battaglione Saluzzo, alla Caserma Luigi Piglione a Cuneo nel 1943.
Gabriele Vietina.






Rispondi