
Nell’autunno del 1935 l’Italia fascista intraprese una delle più vaste operazioni militari della propria storia: la conquista dell’Etiopia.
L’interesse italiano per l’Etiopia aveva radici profonde.
Alla fine dell’Ottocento, il Regno d’Italia aveva già tentato di espandersi nel Corno d’Africa, ma la sconfitta subita dalle forze italiane ad Adua nel 1896 aveva rappresentato una grave battuta d’arresto per il progetto coloniale.
Negli anni successivi l’Italia consolidò il proprio dominio sull’Eritrea e sulla Somalia, mentre l’Etiopia rimase indipendente sotto la dinastia imperiale etiope.
Con l’avvento del fascismo, l’idea di una nuova espansione coloniale acquistò progressivamente importanza.
Nel 1934 una disputa presso il confine tra Somalia italiana ed Etiopia, culminata nell’incidente di Ual Ual, fornì al governo italiano il pretesto per intensificare i preparativi militari.
Nei mesi successivi vennero concentrati ingenti quantitativi di uomini, armi, mezzi e materiali sia in Eritrea sia nella Somalia italiana.
Il 3 ottobre 1935 le truppe italiane attraversarono il confine eritreo e diedero inizio all’offensiva sul fronte settentrionale. L’operazione fu inizialmente affidata al generale Emilio De Bono, che guidò l’avanzata verso il Tigrè.
L’esercito italiano disponeva di una netta superiorità in termini di artiglieria, aviazione, mezzi motorizzati e organizzazione logistica.
Alle unità del Regio Esercito si aggiungevano i reparti coloniali, in particolare gli ascari eritrei, e le formazioni della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, le Camicie Nere.
L’avanzata italiana fu relativamente rapida.
Tuttavia, Mussolini giudicò insufficientemente aggressivo il ritmo dell’offensiva e nel novembre 1935 sostituì De Bono con il maresciallo Pietro Badoglio.
Sul fronte meridionale, dalla Somalia italiana, il generale Rodolfo Graziani conduceva contemporaneamente un’offensiva contro le forze etiopiche.
La sproporzione delle forze era considerevole.
L’Italia aveva mobilitato centinaia di migliaia di uomini e disponeva di una moderna struttura logistica, con autocarri, artiglieria, carri armati e una potente forza aerea.
L’aviazione ebbe un ruolo importante durante la campagna. Gli italiani effettuarono numerosi bombardamenti contro obiettivi militari e infrastrutture.
L’Etiopia, nonostante disponesse di un esercito numeroso e di comandanti esperti, soffriva invece della scarsità di armi moderne e di una struttura militare meno omogenea.
Le forze etiopiche erano inoltre costituite in larga parte da contingenti regionali, mobilitati dai diversi ras e sottoposti all’autorità dell’imperatore.
All’inizio del 1936 Badoglio preparò una nuova grande offensiva nel nord.
Le forze italiane avanzarono progressivamente verso l’altopiano etiopico, sfruttando la superiorità dell’artiglieria e dell’aviazione.
Il momento decisivo fu la battaglia di Mai Ceu, combattuta nell’aprile 1936.
Le forze etiopiche tentarono di arrestare l’avanzata italiana, ma furono sconfitte. La battaglia aprì alle truppe di Badoglio la strada verso la capitale.
L’esercito etiopico non era tuttavia completamente distrutto. L’imperatore Hailé Selassié cercò di organizzare la resistenza, ma la situazione militare divenne rapidamente insostenibile.
La superiorità italiana e la perdita delle principali vie di comunicazione rendevano sempre più difficile la difesa della capitale.
Il 2 maggio l’imperatore lasciò Addis Abeba. Pochi giorni dopo, il 5 maggio 1936, le truppe italiane entrarono nella capitale.
Il 9 maggio 1936 Mussolini annunciò dal balcone di Palazzo Venezia la proclamazione dell’Impero italiano.
Vittorio Emanuele III assunse il titolo di imperatore d’Etiopia e l’Italia riunì formalmente Eritrea, Somalia ed Etiopia nei propri domini dell’Africa Orientale Italiana.
Il fondo mostra alcuni scatti di militari del Regio Esercito e soldati e ufficiali dell’Arma del Genio in partenza dall’Italia l11 Aprile 1935 e il 5 Settembre del 1935 da Bari.
Successivi scatti mostrano, alcuni del 16 e del 27 Giugno del 1936, mostrano militari del 1° Reggimento Genio Pontieri, Ascari eritrei e della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale in Africa Orientale.
Uno scatto in particolare mostra una piccola unità del Regio Esercito dedita alla ricerca dei corpi delle vittime sul campo di battaglia.
Infine è presente la foto di un soldato italiano scattata proprio per Ferragosto, ovvero il 15 Agosto del 1936.
Gabriele Vietina.







Lascia un commento