L’Operazione Anton fu il piano con cui Germania e Italia occuparono la Repubblica di Vichy nel novembre 1942.
Il 10 novembre la 1a Armata della Wehrmacht avanzò da Nantes verso Bordeaux e i Pirenei, mentre la 7a Armata, entrambe sotto il comando del generale Johannes Blaskowitz, si diresse dalla Francia centrale verso Vichy e Tolone.
Parallelamente la 4a Armata del Regio Esercito prese il controllo della Costa Azzurra, mentre la 20a Divisione fanteria ‘Friuli’ occupò la Corsica, utilizzando anche forze preparate per il mai realizzato sbarco italiano a Malta.
La reazione francese fu minima: il governo protestò via radio denunciando la violazione dell’armistizio del 1940, mentre il Terzo Reich sostenne che la Francia non aveva rispettato gli accordi non opponendosi allo sbarco alleato in Nord Africa durante l’operazione Torch.
Circa 50.000 soldati dell’esercito di Vichy si schierarono intorno a Tolone per difendere la città, ma quando i tedeschi chiesero la resa decisero di non combattere per evitare ulteriori perdite.
Uno degli obiettivi principali era impossessarsi della flotta francese ancorata a Tolone.
Con l’Operazione Lila i tedeschi tentarono di prenderla intatta, ma il comandante navale francese, l’ammiraglio Jean de Laborde, riuscì a guadagnare tempo e ordinò l’autoaffondamento delle navi.
Furono distrutte tre corazzate, sette incrociatori, ventotto cacciatorpediniere e venti sommergibili; i relitti vennero poi utilizzati dagli italiani come materiale da fusione.
Dopo la caduta di Benito Mussolini nel luglio 1943, il governo guidato da Pietro Badoglio iniziò a ritirare le truppe italiane dalla zona di occupazione e dalla Corsica.
Tuttavia, dopo l’Armistizio di Cassibile e la successiva occupazione tedesca dell’Italia, la Wehrmacht prese il controllo anche di queste aree, portando tutta la Francia sotto dominio tedesco fino alla liberazione del 1944.

Gabriele Vietina.


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