Presentato il programma delle celebrazioni per Don Aldo Mei nell’ottantaduesimo anniversario della sua uccisione.

«Non muore l’amore»: sono le parole che don Aldo Mei affidò alle pagine del suo breviario, poco prima di essere fucilato dai nazisti, la sera del 4 agosto 1944, sugli spalti delle Mura di Lucca.
A ottantadue anni da quel sacrificio, la sua testimonianza continua a rappresentare un punto di riferimento per la comunità lucchese e un invito a riflettere sul valore della pace, della solidarietà e della dignità umana.
Per questo, anche quest’anno, le istituzioni e le realtà del territorio tornano a unire le proprie voci in un programma condiviso di celebrazioni, promosso dalla Provincia di Lucca, dall’Arcidiocesi di Lucca, dai Comuni di Lucca, Capannori e Pescaglia, dall’Unione dei Comuni della Media Valle del Serchio, dall’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea, dal Centro Studi di Storia Contemporanea “Carlo Gabrielli Rosi” e dall’ Associazione Toscana Volontari della Libertà con la collaborazione delle numerose associazioni che, ogni anno, contribuiscono a mantenere viva la memoria del sacerdote, riconosciuto ‘Giusto tra le Nazioni’ dallo Yad Vashem.
Nato a Ruota nel 1912 e parroco di Fiano, don Aldo Mei fu arrestato il 2 agosto 1944, in seguito a una delazione, processato sommariamente e condannato a morte.
Fino all’ultimo scelse di rispondere alla violenza con il perdono, lasciando un messaggio che ancora oggi colpisce per la sua forza spirituale e umana: «Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio, io che non ho voluto vivere che per l’amore… Non muore l’amore».
Le iniziative sono state presentate questa mattina (martedì 28 luglio) a Palazzo Ducale dal presidente della Provincia di Lucca, Marcello Pierucci; da mons. Leonardo Della Nina, Vicario generale dell’Arcivescovado di Lucca e don Lucio Malanca, parroco del centro storico di Lucca; dall’assessore del Comune di Lucca, Moreno Bruni; dall’assessora del Comune di Capannori, Claudia Berti; dal consigliere comunale di Pescaglia, Francesco Majorano e dal presidente dell’Isrec di Lucca, Mario Regoli.


Si tratta di eventi che intendono trasformare il ricordo in un’occasione di riflessione collettiva, affinché la figura di don Aldo Mei continui a parlare alle nuove generazioni e a richiamare ciascuno alla responsabilità di contrastare ogni forma di guerra, odio, razzismo e intolleranza.
Ricordare don Aldo Mei significa custodire una storia di fede, coraggio e umanità, ma anche riaffermare, in un tempo ancora segnato da conflitti e violenze, il valore della pace, del dialogo e della dignità di ogni persona. E’ questo il significato più profondo delle celebrazioni promosse anche quest’anno: fare della Memoria non soltanto un dovere verso il passato, ma una responsabilità verso il presente e il futuro.

Tra le tante iniziative ricordiamo che da lunedì 3 a venerdì 31 agosto a Capannori, nell’ Atrio del Palazzo Comunale, sarà possibile visitare la mostra: “La forza dell’amore: testimone fino al sangue”, a cura di Andrea Giannasi e Umberto Palagi, illustrazioni di Andrea Petruzzi con la collaborazione del Centro Studi di Storia Contemporanea “Carlo Gabrielli Rosi” e dell’Associazione Toscana Volontari della Libertà.

Il pensiero della Presidente dell’ Associazione Toscana Volontari della Libertà Simonetta Simonetti su quei drammatici fatti:

“Estate tragica quella del ’44, la ferocia nazista contro l’italiano traditore diventa inarrestabile, basta un nulla, un piccolo sospetto, una voce, un sentito dire e tutti diventano il nemico da combattere, da annientare.
L’opera silenziosa ma continua dei parroci nelle varie comunità sia rurali che della città costituisce un pericoloso ostacolo per i tedeschi che si ritrovano di fronte ad un nemico difficile da individuare ma che è reale, forte.
La partecipazione della chiesa alla lotta di liberazione procede come un fiume sotterraneo formato da tanti rivoli che procedono sicuri, inarrestabili silenziosi, senza clamori ma guidati da un unico intento: proteggere, aiutare, sostenere e salvare più persone possibile. Quell’esile parroco di Fiano diventerà il capro espiatorio , l’esempio terrificante dell’odio nazifascista verso chiunque aiuta chi si oppone alla loro persistente occupazione.
Don Aldo Mei sarà accusato di aver protetto, nascosto, aiutato i partigiani e un giovane ebreo, sarà accusato di avere una radio trasmittente e quindi reo di colpa sarà portato alla Pia Casa, luogo profanato della sua vera essenza, un luogo di detenzione, di prigionia, di transito per chi verrà poi deportato nei campi nazisti.
Ma per Don Aldo, ripetiamo capro espiatorio, la prigionia sarà breve e si concluderà tristemente con la sua morte che dovrà essere un esempio e un monito.
Nel mio libro “Pastore niente buono”, perché così veniva chiamato dalle guardie tedesche, ho cercato di ripercorrere quei giorni che rimangono una testimonianza di amore e di una grande forza d’animo.
Come ATVL abbiamo organizzato una mostra sul tema che sarà esposta dal Comune di Capannori e, in quell’occasione, avremo modo di far conoscere ai presenti quanto grande ed eroica fu l’azione portata avanti da Don Aldo Mei e quella dei tanti altri parroci del nostro territorio.”



L’ inaugurazione avverrà il 3 agosto alle ore 11 con la presenza di Simonetta Simonetti, Presidente dell’ Associazione Toscana Volontari della Libertà.
La mostra è visitabile negli orari di apertura del Palazzo Comunale.


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